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Monet e Roeun – arte in Normandia

Come inizio per il mio viaggio non potevo chiedere di meglio. Dopo 12 ore nelle campagne sconfinate della Francia, Rouen mi ha accolto con un tramonto toccante. Tra i tetti della città compare in tutta la sua potenza l’enorme guglia bronzea della cattedrale di Notre Dame. La luce rossa di un sole di mezza estate colpisce la facciata che Monet ha reso celeberrima, nonostante opera già straordinaria nel percorso della storia dell’arte in quanto stratificato esempio dell’evoluzione architettonica e stilistica d’oltralpe.

Preso possesso della camera non potevamo non correre ad ammirare questo spettacolo nello stesso angolo in cui Claude Monet dipingeva le sue tele. Nell’arco di tutta la sua attività il pittore impressionista rimane fondamentalmente all’obiettivo pittorico di partenza, ovvero quello di registrare con straordinaria immediatezza tutti gli aspetti della visione, con le sue molteplici variazioni (anche nel breve tempo) di luce e di atmosfera.

Claude Monet, la cattedrale di Rouen a mezzogiorno, olio su tela , 1894, Mosca, Museo Puskin

Claude Monet, la cattedrale di Rouen a mezzogiorno, olio su tela , 1894, Mosca, Museo Puskin

Per raggiungere pienamente questo obiettivo, all’inizio degli anni 80 dell’Ottocento comincia a realizzare cicli di opere ritornando ossessivamente sullo stesso soggetto, in diverse ore del giorno o in differenti stagioni dell’anno, cioè in condizioni di luce atmosferica sempre diversa.

“interrompendo il lavoro su una tela quando l’effetto di luce cambiava, per continuare su un ‘altra, Monet riuscì a fissare i successivi mutamenti di luminosità, ottenendo quella che chiamava < instanteneitá >; cioè quel velo di luce colorata che, per un breve spazio di tempo, costituisce l’elemento unificante dell’intera scena percepita dall’occhio, in modo <da restituire l’impressione vera di un effetto di natura e non di un dipinto composito>”

Dopo i covoni e i pioppi, Monet arriva (nel 1892-94) alla rappresentazione della facciata tardogotica di Rouen, che diventerà il soggetto di oltre 50 tele. Il pittore, ricorrendo ad una tecnica rapida fatta di pennellate dense, evitando di sfumare i colori e di miscelarvi il bianco e il nero per schiarirli o scurirli, rappresenta la struttura architettonica in diverse situazioni di luce (vedi foto) determinate dalle condizioni atmosferiche e dall’angolazione della visione.

Claude Monet, cattedrale di Rouen la sera, 1894, olio su tela, Mosca, Museo Puskin

Claude Monet, cattedrale di Rouen la sera, 1894, olio su tela, Mosca, Museo Puskin

Lo strato di colore che conferisce notevole concretezza materica alla superficie della tela restituisce pienamente il gioco dei riflessi e vibrazioni luminose facendo così apparire la facciata dell’edificio come un oggetto a volte luminoso, a volte cupo, talvolta spettrale.

La cattedrale di Rouen diventa sotto il pennello di Monet puro effetto di luce. Ogni forma, priva di volume e di linee di contorno, prende consistenza sullo schermo della tela grazie al puro tessuto di colori creato dalla luce radente del mattino o del tramonto.

Mentre scrivo il sole è ormai calato. Le luci si accendono in questo centro cittadino sventrato dalle bombe e ricostruito troppo in fretta dov’era ma non com’era. Le strade sono quasi avvolte da un silenzio surreale. E mentre penso a come la cattedrale abbia influito sull’arte di Monet e sua volta Monet sull’arte successiva (si veda l’astrazione, Warhol e Lichtenstein), mi incammino verso il mio albergo. La storia dell’arte qui, proprio come nei centri storici italiani, si respira con semplicità. È viva come solo lei sa essere.

Mentre la notte si impossessa della Normandia mi sembra ancora di sentire le parole di Monet a Alice Hoschedé il 3 aprile 1892 : “Ogni giorno aggiungo e scopro qualcosa che prima non avevo saputo vedere, è veramente difficile, ma non mi fermo. Sono a pezzi, non ne posso più, ho trascorso una notte piena di sogni: la cattedrale mi precipitava addosso, sembrava blu, rosa o gialla..”

a presto

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