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Andrea del Sarto, il disegno.

Esiste una sola regola per scrivere la recensione di un evento espositivo: visitarlo. Eppure questo precetto viene spesso disatteso. La stampa nazionale ci propone in continuazione enormi pagine a colori, copie fedeli di impersonali comunicati stampa, il tutto firmato spesse volte da giornalisti che non si sono mai mossi dalla propria scrivania. Straordinario potere della tecnologia. Spesse volte però, questo bisogna davvero ammetterlo, non serve visitare una mostra per capirne il suo valore (sia in positivo che in negativo). Il catalogo, quando non diventa souvenir da mostrare agli amici, o cade nell’involuzione tutta italiana di soprammobile culturale da salotto, ci fornisce prova, prima ancora dell’effettiva visita, della qualità dell’evento espositivo. Allo stesso modo favorisce un facile responso preventivo, almeno per gli addetti ai lavori, la semplice lettura dei comunicati stampa (se gli obiettivi scientifici sono ben chiari e di facile individuazione) e l’elenco di curatori e collaboratori. A volte ben prima di partire, di pagare un troppo spesso oneroso biglietto e di perdere il senno visitando mostre che di senno son prive, come i propri sedicenti curatori, basta un’analisi preventiva, la quale (assicuro) già ampiamente illumina sulla qualità dolorosamente pessima di troppe esposizioni proposte (e potrebbe portare alla saggia decisione di non visitare, e di conseguenza non approvare e finanziare) indicibili e orribili “eventi”.

 Andrea del Sarto: The Renaissance Workshop in Action Author(s): Julian Brooks, Denise Allen, and Xavier F. Salomon Getty Publications Hardcover, 9 1/2 x 11 3/4 in., 264 pages, 123 color and 9 black-and-white illustrations


Andrea del Sarto: The Renaissance Workshop in Action
Author(s): Julian Brooks, Denise Allen, and Xavier F. Salomon
Getty Publications
Hardcover, 9 1/2 x 11 3/4 in., 264 pages, 123 color and 9 black-and-white illustrations

Ma non sempre quella che possiamo chiamare “prevenzione dal mostrificio” fornisce esito negativo. Rare volte (quando cioè si hanno tutti gli elementi necessari e imprescindibili), comunicato stampa, foto dell’allestimento e cataloghi “parlanti” ci presentano esposizioni che, già solo sulla carta, dimostrano il loro grande e indiscutibile valore scientifico, educativo e morale. È accaduto così per la mostra: “Andrea del Sarto: The Renaissance Workshop in action” in corso fino al 10 gennaio 2016 presso la Frick Collection di New York. Come si può ben immaginare, essendo lo scrivente uno studente universitario italiano e la Frick una collezione statunitense localizzata non proprio dietro casa, non è stato possibile visitare l’esposizione. A risolvere questo oneroso problema, comune a tutti gli studenti di storia dell’arte, arriva in soccorso però, la corposa campagna acquisiti di alcune Biblioteche universitarie di settore che hanno ben compreso la qualità del  catalogo scientifico. È proprio in uno di questi luoghi che ho potuto leggere il testo di accompagnamento della prima grande mostra monografica americana dedicata all’arte di Andrea del Sarto (1486 – 1530) e al suo processo creativo.

La mostra, organizzata in collaborazione con il Paul Getty Museum di Los Angeles, dove è già stata ospitata nel periodo estivo, è caratterizzata nella sua versione newyorkese da quarantacinque disegni e tre dipinti provenienti da collezioni internazionali e offre una visione senza precedenti all’interno della produzione creativa di una delle figure più influenti dell’arte italiana del Rinascimento. L’esposizione è accompagnata in entrambe le tappe da un corposo catalogo (stampato magnificamente in Italia) curato da Julian Brooks con Denise Allen e Xavier F. Salomon e contente i bei saggi di Alessandro Cecchi, Dominique Cordellier, Marzia Faietti, Yvonne Szafran, Ann Chui, Sanne Wellen e un contributo di Marcia Steele.

Allestimento della mostra: “Andrea del Sarto: The Renaissance Workshop in action” in corso fino al 10 gennaio 2016 presso la Frick Collection di New York

Allestimento della mostra: “Andrea del Sarto: The Renaissance Workshop in action” in corso fino al 10 gennaio 2016 presso la Frick Collection di New York. Foto tratta dalla pagina Facebook: The Frick Collection

“Data la difficoltà di trasportare la maggioranza delle grandi tavole di Andrea a Palazzo Pitti” come scrive Xavier F. Salomon (Chief curator della Frick Collection e curatore dell’esposizione) sull’inserto domenicale de Il Sole 24 Ore del 25 ottobre scorso “e data l’impossibilità di ammirare i suoi affreschi se non per i luoghi per cui furono dipinti, la mostra americana (…) è incentrata su un aspetto preciso della carriera del pittore fiorentino, il processo creativo che vedeva Andrea studiare le sue composizioni in mirabili disegni prima di lavorare su tavola o ad affresco”.

Andrea del Sarto (1486–1530) Study for the Head of Julius Caesar, ca. 1520 Red chalk 8 7/16 x 7 1/4 inches The Metropolitan Museum of Art, New York, partial and promised gift of Mr. and Mrs. David M. Tobey ©The Metropolitan Museum of Art. Image source: Art Resource, NY

Andrea del Sarto (1486–1530) Study for the Head of Julius Caesar, ca. 1520 Red chalk 8 7/16 x 7 1/4 inches The Metropolitan Museum of Art, New York, partial and promised gift of Mr. and Mrs. David M. Tobey ©The Metropolitan Museum of Art. Image source: Art Resource, NY

Un processo creativo, quello personale di Andrea e della sua bottega, basato sul disegno e sul suo essere modello per l’intera produzione affidata spesso ai collaboratori. Se è difatti notoriamente complesso ricostruire il funzionamento interno di una bottega rinascimentale, con la difficile comprensione della delegazione del lavoro, le specifiche formazioni dei collaboratori e il grado di coinvolgimento del maestro in ogni singola creazione, è certo che, nella fucina di Andrea, come in altri, gli assistenti si adattano scrupolosamente ai disegni eseguiti del maestro durante la progettazione delle opere. I disegni quindi, gli stessi esposti in questi giorni nella sede americana e provenienti da alcune delle più prestigiose collezioni mondiali (grande il contributo del Gabinetto dei disegno e delle stampe degli Uffizi), erano il cuore fondante della bottega. I quarantacinque autografi scelti per creare il percorso di mostra e tutti riprodotti in catalogo, riescono a coprire l’intera carriera pittorica del fiorentino e tutte le differenti tipologie: fogli di composizione, studi figurali, e i disegni particolareggiati di teste, mani e altre parti del corpo tracciano il processo creativo dell’artista, come si è trasferito dalla carta alla tela e viceversa. Le opere grafiche di Andrea, quasi mai riutilizzate per più di una volta nella fase di progettazione, solitamente realizzate a sanguigna (una matita rossa di argilla ferruginosa) mostrano anche tutta la vena creativa del maestro toscano e il suo approccio sperimentale all’utilizzo del gesso in combinazione con altre tecniche come dimostra lo studio per la testa di Giulio Cesare, disegno preparatorio di Andrea d’Agnolo per il monumentale affresco di Villa Medici a Poggio a Caiano.

Andrea del Sarto (1486–1530) Portrait of a Young Man, ca. 1517–18 Oil on canvas 28 1/2 x 22 1/2 inches National Gallery, London © The National Gallery, London

Andrea del Sarto (1486–1530) Portrait of a Young Man, ca. 1517–18 Oil on canvas 28 1/2 x 22 1/2 inches National Gallery, London © The National Gallery, London

La mostra della Frick, a circa trent’anni dalle precedenti esposizioni monografiche dedicate all’artista (Palazzo Pitti e Louvre) riesce in un’operazione memorabile, quanto complessa, riunendo nella Oval Room del museo tre capolavori pittorici di Andrea del Sarto accanto ai loro rispettivi disegni preparatori. Il celebre Ritratto di giovane della National Gallery (a lungo creduto un autoritratto del pittore) si ricongiunge così con i disegni degli Uffizi, mostrando lo studio quasi manicale del pittore sullo sguardo del protagonista, direttamente rivolto allo spettatore e attentamente analizzato, o ancora il marmoreo San Giovanni Battista di Palazzo Pitti accanto al disegno di Giovane della National Gallery ci ricorda nuovamente come la figura idealizzata del santo derivi in realtà da un attento studio di quello che poteva forse essere uno dei garzoni della sua affollata bottega. Un artista “senza errore” per il Vasari, uno sperimentatore, un revisore, un compulsivo autocorrettore, l’equivalente di uno scrittore che continua a cambiare versione fino alla scadenza, fino alla stampa, come scrive Holland Cotter per il New York Times, nel tentativo di realizzare un’opera perfetta e studiatissima che non lasci mai vedere la sua artificiosa complessità. Figlio di un sarto, da qui il suo nome, Andrea d’Agnolo operò principalmente a Firenze (se si esclude un breve soggiorno in Francia tra il 1518 e il 1519) dove morì a soli quarantatré anni dopo aver operato per le più importanti committenze della città medicea. La sua produzione artistica è analizzata e studiata nella mostra newyorkese come si conviene ad un artista inspiegabilmente dimenticato dal grande pubblico che sembra non apprezzare il suo estro irrequieto e atipico e il suo essere contemporaneamente attento conoscitore della Maniera Moderna e grande continuatore della tradizione toscana. Nelle sue opere coniuga gli insegnamenti di Leonardo, Michelangelo e Raffaello “raggiungendo risultati permeati da una grazie sensibile e morbida” sostenuta prorpio da quella straordinaria capacità disegnativa e dalla preziosa tecnica realizzativa che nell’uso dei colori così tanto rimanda alle gamme cromatiche di Piero di Cosimo (suo maestro) e Filippino Lippi.

Andrea del Sarto (1486–1530) Studies of Arms, Legs, Hands, and Drapery, ca. 1522 Red and black chalks 10 3/16 x 7 15/16 inches Galleria degli Uffizi, Gabinetto Disegni e Stampe, Florence By permission of the Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo

Andrea del Sarto (1486–1530) Studies of Arms, Legs, Hands, and Drapery, ca. 1522 Red and black chalks 10 3/16 x 7 15/16 inches Galleria degli Uffizi, Gabinetto Disegni e Stampe, Florence By permission of the Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo

La mostra americana dedicata al fiorentino è un’occasione straordinaria, non un mero evento per il pubblico, ma un progetto di ricerca serio, pensato, non banale e di non comune bellezza. La qualità di questa esposizione si vede da un catalogo prezioso e memorabile, da un allestimento elegante e studiatissimo. Non vi è il bisogno di visitarla per riuscire a comprendere il suo spessore. Le buone mostre non necessitano di una esasperata pubblicità, di specchi per le allodole ed effetti speciali che lascino stupiti i visitatori, nemmeno del fumo dei prestigiatori per coprire il trucco. Le buona mostre non hanno trucco, si mettono in luce per i loro risultati e lasciano nell’aria profumo di qualità. Un profumo (non solo americano come potrete leggere dai nomi in catalogo) che si sente anche a 6664,62 km di distanza, ma che non esclude la pur sempre fondamentale visita fisica all’esposizione.

A presto

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FOTO COPERTINA: Andrea del Sarto (Italian, 1486 – 1530), Studies of Figures Seated and Standing behind a Table, about 1526 – 1527, Red chalk, Istituto museale della Soprintendenza Speciale per Il Polo Museale Fiorentino

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