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L’incisione di Salvatore, tra alchimia, arte e poesia.

Or pittore, or poeta, or comico, applaudito sempre pel suo bello spirito, e frequentato da’ letterati, de’ quali ridondò allora in qualsiasi genere di dottrina il paese.

Luigi Lanzi, Storia Pittorica della Italia, I, Bassano, 1795-1796, p. 241.

Nella storia dell’arte sono poche le figure di così grande statura da poterle incontrare, nei più disparati ambiti settoriali della materia, senza rimanere stupiti. Ancora meno poi, sono quegli artisti dalla non solo prolifica produzione artistica, ma dalla contemporanea e ragguardevole produzione letteraria. Se la storiografia cinquecentesca ha esaltato il genio di Michelangelo (scultore, pittore, architetto e fine poeta), non è accaduto lo stesso per un superbo artista seicentesco: Salvator Rosa, pittore, poeta, filosofo e incisore, dimenticato dalla critica, maltrattato dalla storiografia.

Salvator Rosa, “Alessandro Magno nello studio di Apelle” (disegno), 1662 ca., matita e gessetto bianco su carta bianca, 419 x 281 mm, Roma, Istituto Centrale per la Grafica

Salvator Rosa, Alessandro Magno nello studio di Apelle, 1662 ca., matita e gessetto bianco su carta bianca, 419 x 281 mm, Roma, Istituto Centrale per la Grafica

Rimasto orfano di padre nel 1621, alla giovane età di sei anni, Salvatore si trova a vivere all’interno di una famiglia in cui, una situazione economica già precaria, precipita a causa della forzata assenza del pater familias. Se l’amorosa e sempre presente madre lo manderà prestissimo in collegio con il fratello maggiore, il giovane pittore dimostra fin da subito il suo temperamento forte e deciso e, nonostante la giovane età, sceglie autonomamente di abbandonare il collegio ed entrare nella bottega presso il nonno e lo zio materni, Vito e Domenico Antonio Greco.

Nel 1632 la sorella Giovanna sposa Francesco Fracanzano, straordinario pittore pugliese d’ambito napoletano. Testimone di nozze, Salvator Rosa già allora si dichiara “pittore” e dopo aver lavorato con il cognato, entra nella cerchia di Jusepe de Ribera (artista spagnolo, protagonista indiscusso dell’ambiente pittorico locale e non solo) di cui risentirà forti influenze e attraverso il quale conoscerà e inizierà una proficua collaborazione con Aniello Falcone. Sul modello di quest’ultimo Salvator Rosa incomincia a dipingere le sue prime battaglie, che gli varranno l’appellativo di “pittore battaglista” (bell’esempio di questa sua fondamentale fase è il quadro che apre l’articolo che state leggendo) senza però dimenticare tutta una più commerciale produzione con figure in piccolo formato di soldati, pescatori, pezzenti.

Salvator Rosa, “Alessandro Magno nello studio di Apelle”, 1662 ca., matrice in rame, acquaforte con ritocchi a puntasecca, 467 x 279 mm, Roma, Istituto Centrale per la Grafica

Salvator Rosa, Alessandro Magno nello studio di Apelle, 1662 ca., matrice in rame, acquaforte con ritocchi a puntasecca, 467 x 279 mm, Roma, Istituto Centrale per la Grafica

Dopo un breve soggiorno a Roma e il ritorno a Napoli, nel 1640 è a Firenze, chiamatovi in autunno dal Principe Giovan Carlo de’ Medici, fratello del Granduca regnante Ferdinando II, grande collezionista e mecenate. Fra l’entourage mediceo, conoscerà Carlo Gerini, maggiordomo di Giovan Carlo, e Giovan Battista Ricciardi, più tardi lettore di Filosofia morale nello Studio di Pisa. Salvator Rosa, proprio grazie all’ambiente fiorentino e alla vicinanza al già citato Ricciardi, si identifica come pittore filosofo avvicinandosi allo stoicismo. La sua produzione inizialmente legata alle battaglie si sposta così verso la filosofia, con una visione etica della società del tempo e della missione dell’uomo di cultura, non sarà quindi un caso se proprio nella capitale medicea l’ormai famoso napoletano si avvicina per la prima volta alla tecnica incisoria.

È proprio qui, da questo viaggio di arricchimento e periodo di sperimentazione tecnica, che inizia la ricerca della mostra in corso al M.A.X. Museo di Chiasso, completamente dedicata (come è tradizione per un museo di straordinaria qualità attento al mondo della grafica) alla produzione incisoria del maestro napoletano e intitolata: “Salvator Rosa (1615-1673) incisore. Trasformazioni tra alchimia, arte e poesia”.

Nel 1660 infatti, il pittore si dedica con assiduità (toccando in brevissimo tempo livelli di straordinaria bravura) all’incisione con tecnica all’acquaforte ritoccata a puntasecca e nel 1661, dopo aver rifiutato un prestigioso invito a trasferirsi presso la corte imperiale a Innsbruck, inizia l’esecuzione dei suoi maggiori pezzi all’acquaforte. Fra il 1661 e il 1662 esegue con certezza le incisioni “I cinque fiumi”, “Democrito”, “Diogene getta via la scodella”, “Alessandro Magno nello studio di Apelle”, “Cerere e Fitalo”, “Apollo e la Sibilla Cumana”, “Glauco e Scilla”, “Il martirio di Policrate” e “Il martirio di Attilio Regolo”. In queste incisioni sviluppa sempre più temi legati all’Arcadia e ai valori simbolici delle qualità dell’uomo. Se inizialmente incide ciò che aveva dipinto, inizia ora a incidere prima di dipingere, quasi come se la grafica diventasse un (se non il) veicolo di promozione dell’arte.

Salvator Rosa, “Alessandro Magno nello studio di Apelle”, 1662 ca., acquaforte con ritocchi a puntasecca, 525 x 350 mm, Roma, Istituto Centrale per la Grafica

Salvator Rosa, Alessandro Magno nello studio di Apelle, 1662 ca., acquaforte con ritocchi a puntasecca, 525 x 350 mm, Roma, Istituto Centrale per la Grafica

Fino alla fine della sua vita, arrivata dopo una dolorosa decadenza fisica ed economica, il pittore napoletano si dedicherà con passione ad una tecnica per troppo tempo dimenticata dalla critica, pur non essendo un incisore tout court: alcune sue incisioni hanno segni più leggeri, altri più profondi. Conosciuto soprattutto come pittore e poeta “filosofo”, a Chiasso finalmente viene presentato il Salvator Rosa incisore grazie ai disegni preparatori, alle preziose matrici in rame e alle stampe corrispondenti. Personalità complessa, collerica e al tempo stesso geniale, Rosa esprime nelle sue pitture stoiche, mitologiche e filosofiche una continua curiosità e spirito di meraviglia che tocca anche l’aspetto esoterico, alchemico e magico fino a quello musicale e poetico. Le sue opere hanno sempre un significato simbolico profondo offerto quasi all’umanità tutta e sono ricche di emblemi, frasi e simboli legati a visioni teoriche della filosofia dello stoicismo e del cinismo con uno scopo morale, in particolare nella grafica, che rappresenta per lui un momento di approfondimento. La sua grafica mostra, dunque, sempre valenze introspettive e intellettuali, così come la sua produzione letteraria e poetica.

I curatori hanno inoltre deciso di mettere in luce, anche grazie ad un ottimo allestimento espositivo, la risonanza che il pittore ha avuto negli ambienti culturalmente più vivaci in ambito europeo e in particolare la sua fortuna critica con il mondo del Nord (Germania e Inghilterra) tramite la diffusione delle sue stampe ieratiche con iconografie inconsuete e delle sue celebri “Satire” in terzine, pubblicate postume (e presenti in mostra con alcune copie).

Apprezzato pittore dai circoli culturali più aggiornati, la produzione artistica di Salvator Rosa, pur ottenendo un significativo successo in vita, venne minata da forti critiche in concomitanza con il periodo più oscuro della Controriforma. Ciò contribuì a creare il fascino del “personaggio” mitizzato nella storiografia ufficiale tra fine Settecento e inizio Ottocento, in un crescente clima romantico legato anche all’estetica del sublime. Sarà in particolare la cultura mitteleuropea a rivalutarlo con importanti biografie e riproduzioni a stampa delle sue opere fino ad arrivare a Goya, come dimostra un’ampia sezione dell’esposizione.

Salvator Rosa, “Il genio di Salvator Rosa” (disegno), 1662, matita nera e sanguigna su carta avorio, 433 x 278 mm, Roma, Istituto Centrale per la Grafica

Salvator Rosa, Il genio di Salvator Rosa, 1662, matita nera e sanguigna su carta avorio, 433 x 278 mm, Roma, Istituto Centrale per la Grafica

La mostra, promossa in collaborazione con la prestigiosa Stiftung Bibliothek Werner Oechslin di Einsiedeln (Canton Svitto) e curata da Werner Oechslin, direttore dell’omonima Biblioteca e professore emerito di Storia dell’arte e Storia dell’architettura al Politecnico Federale di Zurigo, e da Nicoletta Ossanna Cavadini, lungimirante e straordinaria direttrice del m.a.x. museo e dello Spazio Officina, riporta nuovamente il piccolo museo di Chiasso (dopo la sublime mostra dedicata a Luigi Rossini e la superba retrospettiva di Lora Lamm) al centro di un sistema culturale che non ha paura di fare ricerca e mostrare al grande pubblico una produzione artistica non sempre di facile comprensione e apprezzamento.

La mostra, ma soprattutto il relativo catalogo hanno l’obiettivo di focalizzare e mostrare ad un pubblico, specialistico e non, la grandezza del maestro del Barocco, che risiede nell’aver trasmesso ai suoi contemporanei, e ai posteri, uno spirito critico mosso da grande libertà di pensiero e di indipendenza rispetto a schemi prefissati: in questo si riscontra ancor oggi la sua forte modernità. Una mostra e un catalogo (edito magnificamente da Silvana Editoriale e avidamente bramato dallo scrivente) che sfidano il mostruoso sistema espositivo europeo, che macina pubblico in virtù del successo economico di pochi. Il piccolo museo svizzero ha deciso di investire nella qualità, ponendosi in poche mosse e con collaborazioni oculatissime (da ricordare quella con il dimenticato, ma straordinario, Istituto Centrale per la Grafica del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo di Roma o ancora la Graphische Sammlung del Politecnico Federale di Zurigo, o il Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi di Firenze) al centro dei musei che dignitosamente resistono alle logiche del mercato e del portafoglio, e sotto la guida di una direttrice di straordinaria forza e ferreo rispetto della qualità espositiva, si trasforma, giorno dopo giorno, in meta imprescindibile per chiunque sia interessato alla grafica, o semplicemente voglia arricchirsi con un percorso culturale vero e profondo. Piccole mostre di qualità si alternano nelle bellissime sale espositive di recente realizzazione con risultati memorabili. Potete continuare a essere macinati dal sistema mostre-evento della vicina Milano. O potete fare una scelta, partire per la vicinissima Svizzera e visitare una mostra. Non uno sterile evento.

A presto


FOTO DI COPERTINA: Salvator Rosa, Battaglia, s.d., olio su tela, cornice dorata, 1100 x 1700 mm, Collezione privata.

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