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Treviso e Goldin: nebbie e incertezze.

Dalla lettura assidua dei romanzi di Agatha Christie ho desunto una grande verità: l’assassino torna sempre sul luogo del delitto. Nessuno escluso. Tutti gli assassini tornano. E poteva allora mancare il nostro “benamato” pluri-assassino della Storia dell’arte? Poteva forse, Marco Goldin, esimersi da questa regola così basilare? Certo che no, ed ecco che torna a proporre “mostre” alla città che lo vide organizzare le prime “esposizioni”: Treviso.

Ma se la partenza dalla Casa dei Carraresi non era stata proprio da vincitore trionfante ora il nostro “cervello mostrificatore” torna nella bellissima città del radicchio tardivo quasi “gongolando”, facendosi addirittura pregare da una amministrazione comunale che crede di poter risolvere il problema di un bassissimo flusso turistico con una mostra evento di vicentina memoria.

Tanta fiducia e tanta stima si ha nei confronti di Goldin, da assecondare ogni sua richiesta pur di non far partire per altri porti il Re Mida del mostrificio, tanto che il 19 dicembre 2014 il Comune di Treviso, con una delibera, approva (per l’approssimata cifra di un milione di euro) i lavori di ristrutturazione del Complesso di Santa Caterina (quello comprendente la chiesa che ospita gli affreschi staccati delle celebri Storie di Sant’ Orsola di Tomaso da Modena, uno dei capolavori assoluti dell’arte italiana del Trecento) sede dal 2003 di una parte dei Musei Civici.

Ora il lettore più accorto e certo non a conoscenza del dibattito in corso nella cittadina del triveneto, si chiederà dove sia lo scandalo e il torbido (forse meglio dire la nebbia, per rimanere in clima veneto) nel fatto che l’amministrazione comunale abbia deciso di investire nel restauro di un complesso museale di particolare pregio.

Se l’obiettivo fosse solo un restauro per rendere definitivo l’allestimento della Galleria d’arte medievale, rinascimentale e moderna, considerato “temporaneo” e “provvisorio” nel sito istituzionale dei Musei Civici, nulla ci sarebbe da obiettare, ma i lavori approvati a dicembre servono (come ricorda meglio di me Finestre sull’arte) per “adattare le sale dell’ex convento a una mostra di spessore”. Una mostra di spessore, magari “spessa” come quella in corso attualmente presso la Basilica Palladiana di Vicenza o forse “spessa” come solo “le emozioni” regalateci da Marco Goldin sanno essere?

Si viene a scoprire infatti, da un articolo della Tribuna di Treviso, che l’amministrazione comunale starebbe per firmare con Linea d’ombra (l’azienda di Goldin) un bel contratto come quello vicentino, che leghi Comune e Mostrificio a doppia mandata. In poche parole, senza minimamente rendere pubblici i termini di questo accordo, il comune starebbe “adeguando” la sede dei Musei civici per fare posto a un percorso che rispetti tutti i canoni goldiniani, eliminando sale espositive permanenti, spazi didattici e una sala conferenze, ammucchiando molte delle opere solitamente esposte in un nuova sede (quella del Museo Bailo, in corso di ristrutturazione) non adatto all’esposizione delle stesse.

Goldin non si affretta certo a negare la cosa, anzi, con una mossa degna delle sue, si vanta ricordando alla cittadinanza che «i lavori vanno a vantaggio della città, sono un investimento per il futuro, che resta patrimonio di Treviso. Come si vede, nessun interesse privato». Nessun interesse privato escludendo il fatto che “il 60% del budget di 4 milioni è a carico di Marco Goldin e della sua Linea d’Ombra, ossia 2,3 milioni. In cambio del rischio d’impresa, il critico avrà gli introiti di mostra e marketing dell’evento“.

In conclusione il Comune dopo aver speso circa 1 milione di euro per adeguare un museo che non nasce come spazio espositivo, ospiterà una mostra nella quale l’unico a guadagnarci sarà Linea d’Ombra, che a fine del periodo di esposizione si ritirerà lasciando il sistema dei Musei civici stravolto, l’ennesimo spazio espositivo vuoto e un tessuto turistico non certo rivitalizzato.

La nebbia delle incertezze aleggia sulla cultura a Treviso e la limpidezza che ci aspetterebbe dalla amministrazione comunale langue, non fornendo ai cittadini un piano di lavoro serio, un accordo chiaro e semplice da far conoscere alla comunità, possibilmente prima di una firma vincolante. I cittadini allo scuro di ciò che i musei di Santa Caterina (bene delle collettività) dovranno subire per il portafoglio di pochi (o forse meglio dire di uno) leggono solamente di mostre evento e flussi di turisti che porteranno a Treviso un po’ di quella ricchezza ormai partita. Alcuni di essi, sostenuti da alcuni consiglieri comunali, hanno deciso di diradare questa nebbia stendendo una lettera aperta al Sindaco nella quale chiedono chiarimenti, informazioni e risposte relativamente al Museo della città.

Ho deciso di condividerla con voi, non per giudicare e oppormi preventivamente ad una mostra della quale nulla ci è ancora dato di sapere, ma per capire e fare chiarezza su una vicenda che poco ha a che fare con la straordinaria qualità e serietà che il mondo culturale di una città (troppo spesso dimenticata) come Treviso, davvero merita.

Buona lettura

Al sig. sindaco Giovanni Manildo

Abbiamo letto con preoccupazione la delibera del 19 dicembre scorso con la quale il Comune stanzia 1.225.000 euro per lavori di adeguamento del Museo di Santa Caterina. Evitando in questa sede considerazioni sul metodo attraverso cui la sua Amministrazione è arrivata a prendere simile decisione, in contraddizione, crediamo, con quei processi di partecipazione che Lei e tutti noi tanto auspichiamo, le perplessità che restano in noi sono comunque tante, troppe per essere taciute. Vorremmo anzitutto capire quale sia lo scopo e quale sarà il risultato di questi lavori di “adeguamento”, o “manutenzione straordinaria”, del Museo di Santa Caterina. Il timore che dietro a questa dicitura si celino in realtà lavori di adattamento di suddetto museo alle esigenze di una mostra (o di un ciclo di mostre) soltanto, quelle di Linea d’Ombra in concreto – e che in tal caso si tratti non di spese d’investimento sul museo, ma di vere e proprie spese d’allestimento – è notevole. Tralasciamo volutamente ogni considerazione di merito su questo genere di esposizioni e sul loro effettivo valore culturale, per concentrarci invece su problemi reali che riguardano il patrimonio della nostra città. Perciò vorremmo porLe alcune domande, che crediamo meritino una chiara, solerte e sincera risposta.

1) Quali sono i lavori previsti e come incideranno sul complesso di Santa Caterina? Quali sale verranno disallestite e adibite a sale espositive? Quali e quante opere d’arte (delicate e preziose!) saranno interessate al disallestimento e dove verranno depositate nel frattempo? Quali sale rimarranno riservate all’esposizione delle collezioni permanenti del Museo? I lavori previsti sono quelli realmente necessari per la “manutenzione straordinaria” del Museo, che noi sappiamo essere in effetti urgente? In particolare, i lavori previsti interesseranno anche la sala ipogea, luogo deputato alle esposizioni temporanee, ma vero punto debole del complesso museale a causa dei drammatici problemi d’umidità? Di tali lavori e dei progetti relativi è stata interessata la Sovraintendenza, custode ultimo del patrimonio artistico-culturale pubblico?

2) Come verrà garantita l’attività del Museo Civico di Treviso, luogo e centro di riferimento dell’identità della città? Si è tenuto conto della traiettoria e del percorso del museo, delle sue linee d’indirizzo e di tutte le sue attività artistiche, didattiche e culturali? E degli sforzi e del lavoro delle tante persone, con diversi ruoli e competenze, in esso impegnate? E dell’attuale utenza cittadina?

3) Per quanto riguarda i finanziamenti, perché dai 600.000 euro necessari a coprire i lavori di adeguamento (a fine ottobre così veniva dichiarato) si è passati a 1.225.000 euro? Cosa ha fatto lievitare così tanto la spesa? Quali e quante sono le coperture garantite, comprese quelle dei privati (che per ora sembrano arrivare a 100.000 euro)? Per quanto riguarda la possibilità di accedere al finanziamento regionale previsto dalla DGR Veneto 2047 del 3/11/2013, chi ci garantisce che a fronte di tanta concorrenza tocchi proprio al nostro Comune vincere suddetto bando? Non le sembra un azzardo riporvi assoluto affidamento? Come si ripercuote tale spesa sul complesso del bilancio comunale, in un periodo come questo di enormi tagli e sacrifici per tutti?

4) Il progetto di ristrutturazione e adeguamento della sede è stato steso sulla base di un progetto museografico affiancato da un programma museologico specifico per Santa Caterina, funzionale alla sua valorizzazione? L’attenzione posta sul Museo di Santa Caterina tiene esplicitamente conto anche degli altri beni e musei della città, mirando alla creazione di una rete che sappia armonizzare e valorizzare l’intero nostro patrimonio culturale, compreso quello intangibile? Qualora il progetto fosse limitato a meri accorgimenti tecnici, come pare intuibile dalla delibera approvata, come potremmo sapere con certezza che suddetti lavori non servano principalmente a soddisfare esigenze momentanee e particolari piuttosto che mirare al rilancio del museo? Quali criteri hanno guidato l’affidamento dei progetti per i lavori di adeguamento (senza, ad esempio, passare per un bando che avrebbe potuto aiutare ad attrarre le migliori proposte)? E quali guideranno l’affidamento dell’esecuzione dei lavori?

5) Tutti noi, come sicuramente anche Lei in prima persona, consideriamo il Museo di Santa Caterina un Bene Comune di vitale importanza. È proprio necessario fare suddette mostre in questo museo? Non era possibile individuare un’altra sede espositiva, ad esempio il rinnovato Museo Bailo, progettato per rispondere a tutti i requisiti d’accoglienza, illuminazione e sicurezza che richiede la grande mostra? O la stessa Ca’ dei Carraresi? Dopo la mostra/e avremo ancora un “museo” di S. Caterina e una gestione all’altezza del nome o solo locali da riadeguare ad eventi conclusi a spese della cittadinanza? Permettendo ad un’iniziativa privata l’utilizzo di uno spazio pubblico prestigioso, come sarà gestito lo spazio? Chi controllerà e garantirà la struttura, la custodia delle opere delle collezioni permanenti e il funzionamento del museo?

6) Secondo la valutazione Sua e della Giunta, quali saranno i vantaggi che il Comune e la cittadinanza ricaveranno da tutta quest’operazione? E quando invece verrà stipulata la convenzione con Linea d’Ombra? Quando sarà resa pubblica? Quali i vincoli ed i contenuti?

 7) Per ultimo, non certo per importanza, quale politica culturale sta portando avanti la Sua amministrazione? Quando una parte così consistente del bilancio comunale sarà spesa per quest’operazione, cosa resterà per migliorare e promuovere l’offerta culturale della nostra città? Non crede che appiattire tale offerta al turismo “mordi e fuggi”, non serva alla lunga agli interessi di nessuno? Non crede, al contrario, che la cultura possa e debba contribuire alla crescita individuale e sociale delle persone, ed a tutti quei valori che stanno alla base del nostro vivere comune?

Nell’attesa di una Sua cortese risposta, cogliamo l’occasione per porgerLe i nostri più distinti saluti.

A presto

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