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Blogger: Finestre sull’Arte.

Ho disatteso le indicazioni che avevo dato a Federico. Gli avevo chiesto a termine dell’intervista un quadro che lo rappresentasse (o che amasse particolarmente) da poter inserire come immagine copertina di questo articolo. Ho deciso però di inserire un altra immagine parafrasando il nome del sito web che Federico insieme ad altri valenti collaboratori gestisce. Ho deciso di utilizzare una delle più belle “viste” da finestra  che la storia dell’arte ci abbia regalato.Quello che vedete è un particolare della piccola tavola realizzata da Antonello da Messina rappresentante San Girolamo nello studiolo (databile al 1474-1475 circa e conservato nella National Gallery di Londra). Antonello dipinge San Girolamo visto attraverso una finestra che inquadra l’intera scena dello studio, nel quale si aprono altre finestre su bucolici paesaggi. Fondamentalmente un grande gioco di quello che è l’arte (una finestra aperta sul di più della vita) e su ciò che Antonello vuole fare (aprire finestre di luce indagatrice e limpida come quella fiamminga nell’Italia quattrocentesca). Credo che sia davvero l’opera giusta per aprire questa intervista a Federico Giannini, fondatore di Finestre sull’arte. Buona lettura.

Quando e perché nasce il desiderio di creare un blog di Storia dell’Arte?

Il blog di “Finestre sull’Arte” in realtà nasce molto dopo il sito, dal momento che lo abbiamo messo in piedi due anni fa, mentre il sito invece è nato nel 2009. Il nostro desiderio, ovvero mio e di Ilaria Baratta, che insieme a me è la co-autrice e co-ideatrice di “Finestre sull’Arte”, era quello di estendere il “raggio d’azione” del sito per occuparci soprattutto di tematiche legate alla conservazione, alla tutela, alla valorizzazione e all’attualità del nostro patrimonio. Ci siamo resi conto che la sola divulgazione ci stava un po’ stretta, e anche se la divulgazione rimane ancora la nostra principale attività, abbiamo aperto il blog proprio con l’intento principale di parlare di tutta una serie di problematiche che non riguardano strettamente la divulgazione delle opere d’arte: degrado del patrimonio, scelte e visioni della politica, pensieri sull’attuale sistema della cultura e su chi lo gestisce, e quant’altro. Comunque utilizziamo il nostro blog anche per fare divulgazione, per esempio proponiamo recensioni di libri, letture di opere che non riusciamo, per motivi di tempo, a spiegare durante i podcast ma di cui vogliamo parlare, interviste e approfondimenti, i nostri pensieri su cosa dovrebbe significare occuparsi di beni culturali al giorno d’oggi, insomma… sostanzialmente, con il blog vogliamo parlare di beni culturali nel modo più completo e scrupoloso possibile senza tralasciare la nostra visione.

Come e da cosa deriva il nome del vostro blog, “Finestre sull’arte” ?

Il nome è un’invenzione di Ilaria, senza la quale peraltro non esisterebbe gran parte del nostro lavoro, e rispecchia l’idea originaria del sito, che nasce con intenti divulgativi, perché siamo convinti che la divulgazione sia importantissima in quanto consente di connettere gli studiosi al grande pubblico, due “entità” che spesso non riescono a dialogare in maniera ottimale, e hanno quindi bisogno di una sorta di intermediazione che è, appunto, la divulgazione. L’idea era quella di aprire delle “finestre” sulla grande storia dell’arte con dei podcast di circa venti minuti-mezz’ora l’uno, nei quali parlare di un artista diverso offrendo una panoramica sulla sua arte, con un’ottica però “moderna”, nel senso che non ci limitiamo a raccontare la vita di un artista o a descrivere i suoi lavori principali: noi cerchiamo proprio di far percepire al nostro ascoltatore perché un artista ha dipinto o scolpito quel determinato lavoro, quali erano le convinzioni e l’ambiente storico e sociale che lo ha portato a realizzare l’opera in quel modo, e che cosa voleva dire l’artista attraverso le sue opere. Questo perché siamo convinti che l’arte non sia un contenitore vuoto o un qualcosa di buono solo come passatempo chic: siamo convinti che l’arte abbia sempre qualcosa da dire, abbia sempre dei messaggi da trasmettere, messaggi sempre attuali anche a distanza di secoli.

“Finestre sull’arte” si presenta immediatamente come un blog corale, aperto a numerosi stimoli, prestigiose collaborazioni (come quella con l’Università degli studi di Pisa), ma sopratutto caratterizzato da un forte senso di modernità (i podcast, i video, i viaggi), qual’è il vostro obiettivo?

Il nostro obiettivo principale è quello di portare chi ci segue a visitare i musei e le mostre affinché possa rendersi conto che quel patrimonio che descriviamo nei podcast e anche nel nostro blog è vivo e rivolge dei messaggi ben precisi. Dai sondaggi che abbiamo condotto sappiamo che circa il 45% di chi ci segue con assiduità va a visitare le mostre a cui dedichiamo una puntata del podcast, e circa la metà visita un museo perché incuriosito da un artista di cui abbiamo parlato. Sono risultati che ci rendono molto orgogliosi di quello che facciamo. E, ovviamente, cerchiamo di formare una coscienza sui problemi che, purtroppo, affliggono il nostro patrimonio, e in questo il blog diventa uno strumento indispensabile, anche in funzione della visita al museo o alla mostra, perché la mostra o il museo si possono visitare da “clienti” o da “cittadini consapevoli”, e noi ovviamente preferiamo che chi ci segue si rechi in visita nei panni del cittadino, o della cittadina, consapevole.

Come vedi il rapporto tra una materia che dovrebbe possedere un alto rigore scientifico come la Storia dell’Arte e le nuove tecnologie di comunicazione? Non serpeggia costante il rischio di una banalizzazione dei contenuti?

Io credo che i mezzi non siano né buoni né cattivi di per sé, è l’uso che ne facciamo che ne determina la bontà o la non-bontà. Certo, dobbiamo partire da una premessa, ovvero: con l’avvento del web 2.0 e degli user-generated content abbiamo assistito a un decadimento della qualità delle iniziative, perché con le piattaforme che ormai ti consentono di aprire un blog in cinque minuti, sono nate decine di blog di pessima qualità, ma sono convinto che comunque il pubblico, alla fine, specialmente nel nostro settore, premi la qualità, per cui le iniziative più seguite sono anche effettivamente quelle di maggior qualità. Il rischio della banalizzazione quindi c’è, ma è anche vero che le nuove tecnologie di comunicazione sono diventate indispensabili per instaurare un rapporto con il pubblico e soprattutto per fare divulgazione, e una divulgazione di qualità si può ottenere anche tramite il web, che può diventare uno strumento estremamente potente per veicolare gli studi più rigorosi. Ecco, per me tra storia dell’arte e nuove tecnologie si può e si deve instaurare un rapporto forte e fecondo soprattutto in ottica di divulgazione, data la natura del web, che si presta a iniziative di ampia portata. Del resto, è quello che stiamo cercando di fare noi con il nostro sito. Non dimentichiamo che il web ha aperto degli orizzonti che prima non erano neanche lontanamente immaginabili: per evitare banalizzazioni dobbiamo solo cercare di trarre questo potenziale tecnologico a nostro vantaggio e di utilizzarlo per trasmettere conoscenza seria e rigorosa, in modo però chiaro e semplice, facendo sì che gli studi storico-artistici vengano resi accessibili al grande pubblico, e facendo in modo che storici dell’arte e divulgatori riescano a collaborare. Un’operazione che, senza il web, di sicuro sarebbe stata più difficoltosa, quindi dobbiamo anche pensare che il web offre maggiori opportunità di conoscenza: sta poi a noi far preservare la qualità degli studi storico-artistici tradizionali dai quali dobbiamo necessariamente partire e che non dobbiamo affatto perdere di vista.

“La Storia dell’Arte sta velocemente uscendo dall’orizzonte morale e intellettuale dell’élite del paese” Quando i giornalisti dei principali quotidiano nazionali sono costretti a occuparsi di arte “hanno rivelato un incredibile imbarazzo nel maneggiare i concetti elementari di questa materia così connaturata all’identità culturale italiana: un imbarazzo assai superiore a quello con cui vengono trattate la storia o la letteratura. Le attribuzioni, ad esempio sono viste come pratiche magiche e la situazione sociale degli artisti del passato viene immancabilmente tradotta in una aneddotica da bar sport” (T. Montanari) Credi che i blog si stiano sostituendo ai quotidiani nazionali che si occupano d’arte solo in termini sensazionalistici evitando qualsiasi VERA recensione o critica alla mostre evento che invadono l’Italia?

È vero che ormai la stampa generalista si occupa di arte in modo superficiale, e che molto spesso predilige i toni del sensazionalismo a quelli della serietà e della qualità dell’informazione, ed è vero anche che le recensioni di mostre spesso assumono contorni da comunicato stampa, più che da vera recensione critica, anche se comunque sono convinto che, specialmente nella carta stampata, ci sia ancora qualcosa da salvare: qualche giorno fa sul Corriere è uscito un interessante articolo di Gillo Dorfles, per fare l’ultimo esempio che mi viene in mente, e poi ci sono studiosi di primo livello che collaborano con la stampa generalista, penso per esempio a Montanari che tu hai citato e che collabora ormai da tempo con il Fatto Quotidiano, o a Maria Pia Guermandi che collabora con l’Unità. L’attenzione dei più viene però catalizzata dalle notizie a effetto, e per fare degli esempi possiamo pensare alle tante attribuzioni avventate che abbiamo visto susseguirsi negli ultimi tempi, attribuzioni poi smentite dagli studiosi, a cui però non viene dato lo stesso spazio che in genere viene dato alle presunte attribuzioni ai grandi maestri: è quindi evidente che molta della stampa punta non tanto a una informazione scrupolosa, quanto al facile scoop storico-artistico, che il più delle volte non sta in piedi, per ragioni peraltro banali: basterebbe solo un po’ di approfondimento. Dunque, molto spesso per approfondire si pone necessario il ricorso ai blog. È forse presto per dire che si stanno sostituendo alla stampa tradizionale e ai quotidiani nazionali, ma di certo è in atto la tendenza che tu evidenzi, ed è molto, ma molto più facile imbattersi in articoli seri e rigorosi su blog di settore, che sono tenuti da esperti di storia dell’arte, o da divulgatori ed esperti della comunicazione che però dialogano con gli storici dell’arte e sono preparati in materia, che sui quotidiani nazionali dove spesso a parlare di beni culturali troviamo giornalisti senza una preparazione storico-artistica adeguata. Lo stesso vale per le recensioni di mostre, dove il ruolo dei blog è ancora più importante, perché probabilmente i blog godono di una maggiore libertà d’azione rispetto ai quotidiani. Ormai diventa sempre più difficile trovare una netta stroncatura di una mostra su un quotidiano: anche le più bieche operazioni di cassetta riescono a ottenere recensioni positive su molti quotidiani, ammesso che di “recensioni” si possa ancora parlare. Confesso che, per quanto mi riguarda, trovo molto più determinanti i blog rispetto ai quotidiani generalisti, se devo decidere di andare o meno a visitare una mostra. E i blog dovrebbero quindi lavorare affinché il pubblico diventi sempre più conscio di questo scarto di qualità, dal momento che uno dei nostri obiettivi dovrebbe essere quello di dirottare il pubblico verso mostre allestite secondo progetti seri, al servizio dell’arte e della formazione delle coscienze, e non al servizio del marketing.

Federico e Ilaria

Federico e Ilaria, le due menti creatrici di Finestre sull’arte.

In un recente libro dal titolo: “A COSA SERVE MICHELANGELO ?”, Tomaso Montanari, professore associato di Storia dell’Arte Moderna presso l’Università Federico II di Napoli, nonché blogger per “Il fatto Quotidiano” ha definito la storia dell’arte come una materia strumentalizzata dal potere politico e religioso, banalizzata dai media, sfruttata dall’Università, escort di lusso della vita pubblica. In questa situazione perché scegliere ancora di scrivere e studiare storia dell’arte? Cosa possono fare i blog (e i nuovi sistemi di comunicazione) per cambiare le cose?

Perché è proprio nel momento in cui la materia dell’arte diventa terreno da sfruttare secondo la tristissima e abusatissima retorica da quattro soldi che paragona le opere d’arte ai combustibili fossili, che chi scrive di arte deve opporsi e dimostrare a cosa serve veramente la storia dell’arte. I musei non sono “macchine da soldi”, come l’attuale premier ha definito gli Uffizi, i musei sono luoghi dove si mantiene viva la memoria collettiva, dove si formano le coscienze dei cittadini, dove si trasmettono concetti e messaggi di valore elevatissimo, dove si stimolano le persone a ragionare e a pensare con la propria testa, e ovviamente dove ci si può emozionare nell’osservare un volto, un particolare, un’opera: non dimentichiamo che un’altra operazione triste e deprecabile è quella che oppone l’emozione alla conoscenza. Il ruolo dei blog è ormai diventato molto importante, anche perché stanno acquistando un peso sempre maggiore, e la stampa sta iniziando a confrontarsi con i blog di settore, anche attraverso il tramite dei social network. Credo che per cambiare questa visione dell’arte come mercato, che si sta diffondendo sempre più nel mondo della politica e di certa imprenditoria, i blog debbano coinvolgere sempre di più il loro pubblico, iniziare a fare rete tra loro e a collaborare, perché gli obiettivi sono comuni, e io direi che devono anche iniziare a occuparsi di politica, in relazione al patrimonio, politica che non è una parolaccia ma, come ricordava don Gallo rifacendosi a don Milani, significa “uscire tutti insieme dai problemi”. La politica, del resto, ci riguarda da vicino: non occuparsene equivale a non occuparsi di se stessi, e anche le strumentalizzazioni dei beni culturali dipendono spesso da precise scelte politiche.

Tra gli innumerevoli risultati positivi che si possono “imputare” al vostro lavoro di blogger c’è anche la collaborazione con la pagina Facebook di Fabrizio Federici Mo(N)stre per la tutela del patrimonio locale. Vuoi raccontarci del caso di Palazzo Del Medico a Carrara?

Palazzo Del Medico è uno dei più importanti palazzi di Carrara, la città dove noi di “Finestre sull’Arte” abbiamo la “base”, è un gioiello del Settecento, con affreschi e stucchi originari, di grandissimo pregio, anche perché non sono molte le testimonianze del tardo barocco a Carrara. Uno degli ambienti più belli del palazzo, la Galleria degli Specchi, versa in uno stato di pesante degrado dovuto in parte a un attentato del 1976, perché all’epoca il palazzo era sede della DC provinciale, e in parte all’incuria degli anni. Noi e il nostro amico Fabrizio abbiamo quindi segnalato alla Commissione Cultura del Comune di Carrara il forte degrado dell’ambiente, a cui bisogna porre rimedio presto, per evitare che venga compromesso per sempre. Il Comune ha risposto bene, dal momento che a inizio febbraio ci ha convocati per una riunione preliminare, e pochi giorni fa si è riunito con la Soprintendenza, e dalla riunione è emerso che il palazzo non ha alcun vincolo. Quindi le prossime fasi dell’operazione di salvataggio del Palazzo consisteranno, probabilmente, nella formalizzazione del vincolo e nell’inizio dei sopralluoghi per verificare l’opportunità di eseguire restauri, fermo restando il fatto che il palazzo è di proprietà privata, quindi non sarà facile. C’è anche un aspetto negativo della vicenda, ovvero che la stampa locale ci ha attribuito dichiarazioni, a proposito del Palazzo e di chi al momento lo sta utilizzando, che mai abbiamo fatto e che entrano nel merito di logiche di cui noi neppure siamo a conoscenza. Ma a parte questo lato poco simpatico, noi riteniamo di aver fatto la nostra parte segnalando il degrado della Galleria degli Specchi: possiamo dire che noi, da blogger, abbiamo acceso la macchina, e ora starà a Comune e Soprintendenza, ovvero a chi di dovere, riuscirla a guidare. E di questo siamo soddisfatti, è un risultato che ci spinge a nuove azioni, perché Palazzo Del Medico non è l’unico palazzo antico di Carrara a versare in queste condizioni di conservazione. Ed è anche quello che tutti i blogger di storia dell’arte, secondo me, dovrebbero fare: occuparsi in modo fattivo del proprio patrimonio locale, sempre ovviamente nei limiti delle possibilità.

Federico, tu sei un laureato in Informatica umanistica all’Università degli studi di Pisa e sei un esperto di tecnologie web applicate al mondo dei beni culturali, professionalmente (a mio avviso) una delle figure più importunati e interessanti tra quelle nascenti nel mondo della storia e della tutela del patrimonio culturale; ecco, secondo te, che importanza gioca la tecnologia nel futuro di queste materie?

Io mi occupo di tecnologie della comunicazione, ovvero di siti web (faccio lo sviluppatore di professione), quindi posso parlarti di questo tipo di tecnologie, senza perciò entrare nel merito delle tecnologie a supporto di operazioni come diagnostica, restauro, digitalizzazione e quant’altro, e in merito alla comunicazione posso tranquillamente dire che al giorno d’oggi non avere un sito web è come non esistere, e molta della comunicazione si sta spostando dai mezzi tradizionali ai siti web e a tutti quei canali accessori, come i social network o i portali di video-sharing, che ormai hanno un ruolo fondamentale nelle dinamiche della comunicazione. In Italia non si è ancora capito bene, stiamo iniziando adesso a comprendere il ruolo delle nuove tecnologie, e si tratta di ambienti ancora sostanzialmente inesplorati qua da noi. Se il mondo dei beni culturali vuole però stare al passo con i tempi e comunicare in modo più efficace, coinvolgere un pubblico più ampio, e anche informare l’opinione pubblica su temi legati alla conservazione e alla tutela, le tecnologie della comunicazione non possono più essere lasciate da parte, rappresentano il futuro, e sono convinto che rivestiranno un ruolo sempre più importante anche nel campo dei beni culturali.

Tra tutti gli articoli che hai scritto (per i quali ti rifaccio pubblicamente i complimenti) qual è quello che ti ha dato più soddisfazione?

Se dovessi sceglierne uno, sceglierei sicuramente il primo che ho scritto sul blog, quello sull’utilità della storia dell’arte: ho voluto dare inizio al blog proprio cercando di spiegare a che cosa, secondo il mio modesto parere, serve la storia dell’arte. Penso che per una qualunque discussione sulla storia dell’arte, dobbiamo prima avere bene in mente quale sia la sua utilità.

Hai un argomento al quale ti sei affezionato particolarmente?

Da divulgatore, mi piace sempre scrivere articoli in cui parlo di opere d’arte a un pubblico che non necessariamente deve essere specialista della materia, per esempio qualche giorno fa ne ho scritto uno sull’ironia di Giambattista Tiepolo vista attraverso alcuni suoi dipinti. Un altro articolo a cui sono particolarmente affezionato è quello sui “Modi” di Giulio Romano. Purtroppo non sempre riesco a scrivere articoli divulgativi perché le notizie di stretta attualità, spesso tutt’altro che simpatiche, impongono che si dia la precedenza ad articoli sui problemi legati al patrimonio, e siccome il tempo è quello che è, dato che professionalmente mi occupo di altro, lo spazio per la divulgazione “scritta” si riduce. Ma è comunque questo il tipo di post che più mi piace scrivere.

Cosa ti ha dato il tuo blog e cosa speri di dare attraverso il tuo lavoro?

A livello umano mi ha dato e continua a darmi tanto, mi permette di arricchirmi di continuo e di conoscere sempre cose nuove, anche se questo arricchimento deve essere condotto, almeno per me, nei ritagli di tempo che mi vengono lasciati dal mio lavoro: pensa che, per esempio, Ilaria e io facciamo la registrazione e la postproduzione dei podcast quasi sempre di domenica. E poi grazie al sito ho conosciuto, dal vivo, un sacco di persone interessantissime: storici dell’arte, anche di caratura internazionale, funzionari del ministero, direttori di musei, ma anche semplicemente appassionati d’arte, e molti giovani preparatissimi, tutti con la loro storia personale, ma che condividono questa passione per la storia dell’arte. Quello che spero di dare è, in sostanza, l’obiettivo che spero di raggiungere con il sito: portare chi ci segue a vedere le opere dal vivo e a unirsi a noi nel nostro impegno per la difesa del patrimonio culturale. E, insieme, crescere per diventare tutti cittadini più consapevoli e più attenti.

Progetti futuri?

Intanto abbiamo un programma biennale per i nostri podcast, nel senso che entro la fine del 2015 contiamo di terminare i podcast sugli artisti che consideriamo fondamentali per la storia dell’arte italiana dal Duecento al primo Ottocento… o quanto meno, se non di terminarli, di andarci vicini. Abbiamo sospeso due iniziative, “L’opera del giorno” e “I capolavori della storia dell’arte”, che speriamo di poter riaprire un domani, anche se non sarà facile perché, almeno per i prossimi due anni, vogliamo puntare tutto, o quasi, su blog e podcast. E poi un paio di “sogni nel cassetto”, ovvero un progetto per insegnare, sempre tramite web, la storia dell’arte ai bambini, anche se sarà difficile perché saranno necessarie risorse economiche di cui al momento non disponiamo, e un altro più fattibile, ovvero un libro dove raccontare dei nostri viaggi lungo l’Italia per scoprire i suoi tesori artistici, anche se comunque il tempo è molto risicato. Staremo a vedere… !

A presto

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