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Annibale, un viaggio.

A metà circa del 2007, durante una scalata in val di Susa alla ricerca di una possibile traccia del passaggio di Annibale e del suo esercito, seguendo le voci della tradizione popolare e i testi di Livio, Paolo Rumiz giornalista ed editorialista di Repubblica, famoso per i suoi viaggi inchiesta attraverso l’Italia o il bacino del Mediterraneo, decide di realizzarne un altro, alla ricerca di qualcosa che successivamente lui stesso chiamerà malattia o ricerca spasmodica di quello che inizierà a considerare mai esistito: Annibale.

Ma chi è in realtà Annibale? Chi, il condottiero poco più che trentenne che ha fatto tremare la più grande potenza dell’antichità? Chi, l’uomo che riuscirà a sconfiggere il gelo delle Alpi e a scendere in Italia con gli elefanti?

Rumiz rimane affascinato da questo personaggio e decide di ripercorrere dal principio il percorso che il famoso condottiero ha effettuato per raggiungere l’Italia, fino alle porte di Roma, vuole riscoprire i segni che il giovane cartaginese ha lasciato nel bacino del Mediterraneo per ricostruire la realtà dei fatti, trovando il pretesto per un’analisi politica, sociale, economica e specialmente culturale dell’Italia di oggi, attraverso i suoi difetti, pregi ed eccellenze. Il diario della sua avventura viene pubblicato ogni settimana nell’inserto domenicale del quotidiano la Repubblica, appassionando i lettori settimanali, ma appassionando anche quelli che verranno a conoscenza di questo viaggio attraverso la raccolta totale degli articoli scritti per il quotidiano che vanno a realizzare il testo che Feltrinelli pubblicherà a metà del 2009, i quali si immedesimano nel giornalista-viator attraverso la penisola o meglio nell’intero Mediterraneo, alla ricerca delle tracce di Annibale, ma direi quasi alla ricerca di Annibale stesso, passando dalla Sardegna alla Spagna, ripercorrendo la costa, attraversando Barcellona, la costa Azzura e poi Colle della Maddalena, Cuneo, Torino, Piacenza, Bologna, dove incontrerà il professor Giacomo Brizzi, e poi per concludere Tunisi, Cartagine, Zama, il luogo della prima grande sconfitta e la Turchia vera meta conclusiva del viaggio-ricerca alle origini di Annibale.

Attraverso una scrittura attenta, ricca e di facile comprensione, ma mai semplice e dozzinale, divertente e scorrevole, capace di evocare con pochissime parole e una sintassi concisa il bellissimo paesaggio visibile nella piccola stazione di Canne della battaglia le sere d’estate durante il tramonto nella valle dell’Ofanto che si apre nella distesa color oro del Tavoliere delle Puglie, lasciando alle spalle la bellezza incontaminata dei monti Dauni e prefigurando davanti a sé il Gargano e il suo mare trasparente, Paolo Rumiz ci accompagna nella descrizione dell’Italia di oggi. Si, perché la sua scrittura rende i fatti storici più contemporanei della cronaca, come ci dice la quarta di copertina, costruendo concretamente non solo un viaggio nella memoria, ma anche nella attualità: le contaminazioni culturali occidente- oriente, la scellerata gestione urbanistica delle grandi città, l’inutilità della guerra, quella di Annibale come quelle odierne, la globalizzazione, la politica, la critica alla mancanza di fondi nelle università e nei musei, la suddivisione, oggi ancora troppo forte tra Nord e Sud del mondo e quella preoccupante tra Nord e Sud Italia.

Durante il suo viaggio Rumiz incontrerà numerosi studiosi e ricercatori di storia antica come anche di diritto romano o altre materie umanistiche legate alla antichità, ma l’incontro più bello e divertente e contemporaneamente ricco di significato, e che più affascina il lettore, è quello con il professor Giovanni Brizzi, nell’Università di Bologna, in una città deserta per il caldo estivo, quasi metafisica. “L’uomo che volle essere Annibale”, come rettifica l’usciere della sede universitaria a sentire chiamare Brizzi semplicemente professore, è seduto in una stanzetta accanto alla segreteria, raggiungibile grazie all’ascensore fino al quarto piano, scala interna fino al quinto, in fondo al corridoio, seconda porta a destra; raggiungibile cioè attraverso un a ricerca come quella operata per il vero Annibale. Parla con un forte accento bolognese, e al racconto del viaggio alla riscoperta del cartaginese, ascolta con qualcosa che è più del semplice interesse, è invidia allo stato puro, affermando successivamente come la verità storica è un’isola che non c’è, che spalanca buchi neri che si possono riempire solamente con il condizionale.

Rumiz, alla ricerca anche della verità storica su Annibale, ma soprattutto di ciò che la sua figura ha determinato, rimane affascinato da Brizzi, che senza soluzione di continuità passa dal latino all’italiano, dal passato al presente, affermando per esempio come gli americani avrebbero dovuto leggere Erodoto e Senofonte prima di conquistare l’Iraq: ”provincias difficilius est optinere, quam facere provinciae viribus parantur, jiure retinentur”. Ecco come la storia, è facilmente collegabile al presente. Brizzi decide di partire con Rumiz e insieme decifrano i pochi elementi della verità storica lasciata dal cartaginese, aiutati dai testi di Livio e continuamente attenti e pronti a percepire qualsiasi possibile collegamento con la storia antica e moderna, la letteratura italiana, latina e greca. Infatti, è strettissimo il rapporto tra il nostro viator e le fonti che narrano di Annibale, specialmente con Tito Livio, che il giornalista riutilizzerà nella descrizione della battaglia di Canne, uno dei momenti più emozionanti, se non quasi commovente, di una delle più grandi stragi dell’antichità, sessantamila morti, che alla fine del combattimento vennero riuniti in seicento cataste di cento corpi ciascuno. Il doppio di Austerlitz, più dei feriti americani nella guerra del Vietnam. Canne è la più orrenda strage del mondo antico, l’epifania di una morte sconcia, deturpante. Una morte moderna, la stessa che racconta Remarque a proposito della grande guerra. L’inutilità della guerra accomuna presente e passato, in un dolore che attraversa i secoli e che percorre e permane nei campi di Canne, come in quello di Zama, dove Annibale verrà sconfitto, o come quelli attorno alla tomba del cartaginese in Turchia, dove si conclude il viaggio di Rumiz, nel segno della storia e della leggenda del condottiero che ha terrorizzato Roma; un viaggio che non stanca mai e che quasi come un thriller o un racconto giallo, appassiona sempre più il lettore, assorbendolo completamente nel mondo dell’antichità, ridestandolo di tanto in tanto e ricordandogli che aldilà del mito o malattia Annibale, esiste il mondo presente, in fondo, non tanto lontano da quello antico.

A presto

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