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Che fine farà la Capella Scrovegni?

Perchè scrivere un Blog allora? Per tentare di aprire gli occhi, per tentare di far capire di più sulle mostre e sui musei italiani, perchè non rimarrei così meravigliato se tra qualche anno, quando i riflettori dei telegiornali si saranno spenti, quando i libri di Stella e Rizzo saranno troppo vecchi, i figli e le figlie della signora, in una sala di un museo con le loro audio-guide alle orecchie, spingessero per farsi spazio tra gli altri visitatori, continuando nella loro totale maleducazione. Ma sopratutto non mi stupirei se con macchina fotografica alla mano, davanti ai resti di quello che prima era un palazzo signorile rinascimentale o una cappella, magari affrescata da Giotto per un certo Scrovegni, (vedi savegiotto.com), con aria sorpresa per il loro stato di conservazione dicessero: “ma mi non savea nulla” “.

Scrivevo così il 30 giugno 2012 nel mio primo articolo di apertura a Mostre-Rò. Mi lamentavo che una signora impellicciata si fosse svegliata dal suo sonno spirituale, rendedosi conto dello stato e del pericolo del nostro patrimonio culturale, solamente leggendo il libro “Vandali: assalto alle bellezze d’Italia” di Stella e Rizzo.

Mi lamentavo che tutto quello stupore e sconcerto per la grave situazione nazionale sarebbe stato velocemente spazzato via dal prossimo scandalo e che pian piano tutti se ne sarebbero scordati, seguendo il nuovo leitmotiv del dibattito pubblico, ma sopratutto mi lamentavo dell’assoluto stupore improvviso della signora, come se la decadenza e la distruzione avvenissero in poche ore, improvvisamente. Citavo poi, come avete ri-letto, il sito savegiotto.com e la Cappella degli Scrovegni, e lo facevo naturalmente non a caso.

Come la signora del mio primo articolo dichiarava: “ma mi non savea nulla”, oggi la stessa frase potrebbe essere pronunciata da buona parte dei cittadini padovani che vivono nella Bisazio d’Occidente senza conoscere minimamente le ricchezze e i capolavori qui nascosti, ma sopratutto senza conoscere il futuro e i rischi di conservazione di quest’ultimi.

Ma cominciamo dall’inizio. Nell’ottobre del 2007 il Comune di Padova indice un concorso internazionale per la costruzione di un auditorium, che viene vinto dall’architetto Klaus Kada. Fino a qui nulla di strano, anzi, un’operazione meritevole e degna di nota che sottolinea come si voglia dare, all’interno del comune veneto, nuova vita all’attività culturale del territorio. Se non fosse che il nuovo edificio deve essere costruito nell’attuale parcheggio di Piazzale Boschetti, luogo vicinissimo alla Cappella degli Scrovegni e diviso da questa solamente da un corso d’acqua di nome Piovego.

Vi starete chiedendo cosa possa centrare un Auditorium ancora in progettazione con un fiume e una cappella (pietra miliare della storia dell’arte dell’umanità). Arriverò subito al punto.

La cappella affrescata da Giotto intorno al 1303-1305 per volere del ricco Enrico Scrovegni (mi si perdoni per l’estrema semplificazione) si trova su una zona molto particolare da un punto di vista idro-geologico, caratterizzata da numerosi allagamenti a causa della vicinanza del canale sopracitato e di numerose falde acquifere. Infatti la cappella è costruita sopra una cripta-cenobio, una sala fornita di ingressi e prese d’aria dall’esterno, che fin dal principio era costruita con l’obiettivo di contenere un contenuto e regolato flusso d’acqua, ma che è ora caratterizzata da un continuo allagamento che nemmeno le pompe elettriche installate durante l’ultimo restauro riescono a risolvere completamente.

Questo grande problema potrebbe aggravarsi ancor di più con la costruzione dell’auditorium che con il proprio peso e l’evidente conseguente cementificazione modificherebbe la situazione idrica del terreno, cosa che potrebbe compromettere il monumento irrimediabilmente.

Ma i progetti non sono finiti! Si perchè la zona confinante con l’attuale Piazzale Boschetti (il futuro auditorium), attualmente sottoposta ad una rilevante bonifica, dovrebbe ospitare un nuovo enorme quartiere residenziale con una duplice torre da 100 m su progetto di Boris Podrecca.

Come scrive Laura Lombardi sull’edizione online del Giornale dell’arte del 12 febbraio 2013, questo è un progetto urbano globale: “che non solo muterà completamente lo skyline di Padova (sono previsti due grattacieli e un poderoso auditorium), ma soprattutto rischierà di provocare gravi deformazioni volumetriche e distorsive al sottosuolo e alle falde acquifere, con cedimenti assoluti e differenziali che potrebbero manifestarsi in periodi lunghi e successivi, come indicato da Luigi D’Alpaos, i cui studi sono stati più volte evocati.”

La domanda nasce ora spontanea: se, come scrive Lombardi, esistono prove evidenti e ben documentate sulla situazione odierna e futura circa i terreni su cui poggia la Cappella, perchè il comune di Padova (proprietario della Cappella) non ha fatto nulla per evitare il possibile scempio?

Oggi entrambe i progetti sono fermi a causa della (lasciatemelo dire) “provvidenziale” crisi economica che ha colpito duramente il campo dell’edilizia, salvando città, beni architettonici ma sopratutto territori e genericamente il paesaggio, di questa poco amata penisola, ma, attenzione, questo non vuole dire che la cappella è salva. I progetti sono infatti momentaneamente fermi in attesa di un periodo più roseo per l’economia nazionale e locale.

Sulla situazione Scrovegni si è ampiamente discusso al Kunsthistorisches Institut durante una giornata di studi a cura di Chiara Frugoni (fondatrice del sito: savegiotto.com), Alessandro Nova e Salvatore Settis, e il convegno, come la mobilitazione nazionale di Montanari, Settis, Mottola Molfino, Valenzano e tanti altri eccellenti nomi, ha fortemente scosso l’amministrazione patavina che fino a quel momento continuava imperterrita nel suo progetto, tenendo all’oscuro i cittadini e il sistema nazione sui possibili rischi.

Ora il comune di Padova, come spiega l’imbarazzato assessore alla Cultura Andrea Colasio al Giornale dell’arte, “ha stanziato 100mila euro per indagini sui problemi prima evocati, un’azione che appare una sorta di foglia di fico dell’amministrazione per dimostrare una tardiva sensibilità” (L. Lombardi)

In conclusione il Comune di Padova ha sovvenzionato un concorso internazionale per un auditorium (che grazie alla solita scarsità di fondi e alla tardiva macchina organizzativa italiana ancora non è stato costruito), ha approvato un progetto residenziale mostruosamente invasivo, ha avviato le procedure per la costruzione senza minimamente preoccuparsi delle possibili conseguenze sul monumento simbolo della rivoluzione pittorica di Giotto.

Se la crisi non avesse fermato il progetto e il mondo culturale italiano non si fosse indignato di fronte a tutto ciò, ci chiediamo: Fino a che punto si sarebbero spinti? Fino a quando avrebbero continuato senza far nulla? Fino a dove l’interesse del profitto avrebbe spinto l’amministrazione comunale?

A presto

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