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Parenti, Bagni e Ballerine: Degas

Una delle cose più belle nella vita è stupirsi. Più ancora è farlo con esposizioni d’arte “preconfezionate” che nulla sembrano offrire agli studi storico artistici di cui le mostre dovrebbero essere diretta emanazione.

Difficilmente l’esposizioni realizzate a partire da una impellenza economica e logistica (la chiusura di edifici museali e la conseguente conservazione in poco redditizi depositi) più che da una esigenza storico scientifica di ricerca, riescono a portare qualcosa di “buono” alla storia dell’arte, ma sicuramente (questo bisogna ammetterlo) danno la possibilità di osservare opere dall’interessante valore artistico, solitamente residenti a diverse migliaia di chilometri dall’Italia (non è il nostro caso).

Proprio con questa convinzione (la bassa, o nulla, qualità scientifica) ci si approccia alla torinese Palazzina promotrice delle belle arti per visitare la mostra: “Degas, Capolavori dal Musée d’Orsay” a cura di Xavier Rey sotto la direzione di Guy Cogeval  e Nicolò Sponzilli.

L’esposizione si svolge nelle sale seguendo un ordine cronologico con il solo utilizzo delle opere del d’Orsay, senza cioè nessun prestito da altri musei e senza nessuna opera di artisti suoi contemporanei, ed è forse questo, a mio parere, uno dei fattori che non permette di approfondire appieno tutte la fasi della pittura di Degas, rendendo questa mostra una personale (nel senso più pieno della parola).

La prima sala accoglie i visitatori con le opere che il giovane Edgar realizza nel suo viaggio in Italia, in particolare a Napoli, dove il nonno paterno vive in quanto fondatore e direttore di un importante istituto di credito. Una lunga serie di opere giovanili, forse le meno conosciute dell’ampia produzione del pittore impressionista, ma consentono la conoscenza di un periodo fondante del suo fare artistico.

Hilaire de Gas, 1857, Olio su tela, 53 x41 cm, Parigi Musée d'Orsay

Edgar de Gas, Hilaire de Gas, 1857, Olio su tela, 53 x41 cm, Parigi Musée d’Orsay

Nulla hanno da invidiare alla tarda produzione delle ballerine, l’autoritratto del 1855  (dove l’autore si rappresenta non tanto con la sicurezza di un artista consapevole del proprio talento, ma come un giovane dell’ottocento in ansia per la sua volontà di intraprendere la carriere artistica) o il ritratto di Hilare de Gas a Capodimonte (1857) o ancora meglio quello della sorella Thérèse dove il pittore dimostra di essere ancora legato agli schemi di Ingres ritrattista.

L’esposizione, prima di arrivare alla sezione dedicata alla vita nella Parigi dell’ottocento, dove su pareti rosse fuoco fanno la loro apparizione opere come : Lorenzo Pagans e Auguste de Gas (1872), Il Vioncellista Pillet (1868-1869) e lo straordinario capolavoro del 1870 dal titolo L’orchestra dell’Opéra che impressiona ed affascina il pubblico odierno come quello ottocentesco, prosegue con una grande sala che ospita il monumentale ritratto  (220×250 cm) della famiglia Bellelli, dove al rispetto assoluto dei codici del genere unisce “un’ acutezza psicologica tutta contemporanea” (Xavier Rey)

Il ritratto della famiglia Bellelli merita qualche parola in più in virtù della sua risaputa  bellezza. Degas eleva l’infelicità della zia Laura, profondamente insoddisfatta della sua vita coniugale, al rango di vera e propria tragedia, seppure quest’ultima vien attutita dall’ambiente soffocante borghese di un salotto della Napoli Ottocentesca. Il marito, lo zio del pittore, è relegato in un angolo della composizione e la sua posizione aumenta il distacco dal gruppo composto dalla signora Bellelli e dalle sue graziose figlie. Le dimensioni del dipinto, forse uno dei più grandi di tutta la produzione di Degas, e il tempo che l’artista gli dedica (come ben testimoniano gli innumerevoli disegni preparatori presenti nella stessa sala) dimostrano come fin dall’inizio quest’opera è concepita come un capolavoro.

La mostra continua con i caffè parigini, con le signore fin troppo emancipate di Donne fuori dal caffè la sera (1877), con i bellissimi pastelli come Donna alla toilette che si asciuga il piede (1886) di una bellezza tale da riuscire a commuovere nonostante il tema quotidiano e si conclude, dopo aver passato la zona dedicata alle corse dei cavalli e allo studio anatomico dei loro movimenti, con una piccolissima sezione dicata ai paesaggi e con le scultura (praticata assai raramente dall’artista) che avevamo già incontrato a metà percorso con la famosa Ballerina di quattordici anni del 1881.

Presenti in mostra anche i quadri con le famose ballerine che sia il pubblico macellaio (quello che assalta le mostre, solo per fregiarsi di esserci stato) sia quello leggermente più esperto, richiedono ardentemente. E in effetti Prove di balletto in scena (1874) e Fin d’arabesque (1877) riescono ad attirare i visitatori con tale forza da abbandonare in velocità le sale italiane, o meglio dire napoletane, attratti dal feticcio da cartolina.

In conclusione, come valutare la mostra “chiavi in mano” ospitata a Torino? Il lavoro realizzato dal giovanissimo Xavier Rey è  discreto: con le sole opere del museo francese di cui è curatore, realizza una troppo agile, ma interessante monografica sul famoso impressionista, che però tralascia, forse a causa dell’assenza di opere nella collezione d’Orsay, alcuni aspetti dell’ultima parte della produzione del pittore.

Una mostra quindi che, nonostante lo sforzo di Rey, non riesce a dissimulare appieno l’essere primariamente il risultato di una operazione speculativa a favore del d’Orsay, intenzionato a monetizzare gli incassi persi a causa del temporaneo restauro della sede parigina, come si può facilmente capire anche dal catalogo edito da Skirà, che propone delle discrete riproduzioni fotografiche ma che si presenta con numerosi refusi di stampa, ben pochi saggi (solamente due) e schede di analisi delle opere alquanto riassuntive e troppo generiche, quasi da brochure pubblicitaria.

L’allestimento piuttosto banale cerca di risollevarsi grazie alla presenza di un audioguida costituita da un ipod touch che rende la visita particolarmente piacevole per i bambini ma anche per gli adulti, in quanto, oltre che a commenti quasi più approfonditi delle schede del catalogo, fornisce continui rimandi visivi con opere  purtroppo non presenti in mostra.

A presto!

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